Una t-shirt da regalare…
Pubblicato il 02-10-2007 da Enza Morello in Mi addobbo 1 Commento/Lascia il tuo…a qualche brand manager aziendale.
Ecco una t-shirt con un messaggio che servirebbe stampare sulla fronte più che sulla maglietta sopratutto durante le presentazioni di agenzia. La bassa qualità in Italia di realizzazioni creative è relazionata ai compensi sempre più esigui da parte delle aziende e spesso scelte sbagliate di team creativi. A volte rimango impressionata dalla mancanza di conoscenza da parte dello staff di marketing aziendale di linguaggio e dinamiche di design o comunicazione. Sempre più frequente la copia per mancanza di competenza, si copiano anche i marchi ormai che più di qualsiasi altra cosa dovrebbero essere personali e distintivi, finirà che andrò a comprare un oggetto della logitech e mi ritroverò nel portale del turismo italiano. È di questi giorni la notizia che una nota agenzia di pubblicità in Italia abbia abbassato totalmente il suo fee per trattenere il cliente in azienda, vincendo la gara che si era indetta… ormai possiamo pure fare i progetti gratis visto che ci siamo e annullare completamente il mercato, campando d’aria, invece della qualità si richiedono sconti al limite del legale.
Complimenti ad Artefacture e tutti coloro che contribuiscono a diffondere messaggi utili a sostenere la fase progettuale (sempre più dimenticata), come fondamento di qualsiasi realizzazione di design e comunicazione e base del buon design italiano di tempi ormai purtroppo remoti.
Some cool t-shirts created by Artefacture, I love the message, sometimes just forgot when it means talking about design fee and quality.

Gent.ma Enza,
leggendo il tuo articolo UNA T-SHIRT DA REGALARE… pubblicato nel tuo blog il 02/10/2007 ho riscontrato finalmente un giudizio obiettivo sulla situazione attuale del design italiano. E non posso che unire il mio grido al tuo. Probabilmente l’essere restio delle aziende nel dare il giusto compenso al designer è dovuto anche all’attuale situazione economica italiana che ha eguali solo con i paesi del Terzo Mondo. Il che però non giustifica la quasi totale ignoranza in materia pubblicitaria delle aziende rette sempre più da imprenditori dell’ultima ora. Devo riscontrare oltretutto la scarsa competenza e professionalità dei sedicenti studi grafici e pubblicitari in genere. È vero, il prodotto finale è proporzionale al compenso ma … ma dové finita la competenza, l’etica professionale? Vedremo ancora lavori degni di tale nome come quelli di Milton Glaser o Armando Testa (il vero Armando Testa non i suoi sostituti)?
E quell’agenzia che ha giocato al ribasso pur di tenere il cliente? Finiremo, come tu dici, per fare progetti gratis e campare d’aria. Forse, per alcuni aspetti, preferirei lavorare gratis (come puro atto di beneficenza) piuttosto che accettare compensi miserabili. Probabilmente parte della mia dignità ne gioverebbe. Circa la professionalità dei grafici, bhe, devo asserire che tutto questo è stato probabilmente causato (come nel caso dei titolari d’azienda) da grafici della domenica. Sempre più giovani che non riescono a trovare lavoro s’improvvisano grafici. Basta che sappiano scrivere una letterina con Word o disegnare una casetta con Paint di Windows e sono già divenuti grafici provetti. Quindi vendere con quattro soldi il loro progettino alle aziende che accettano ben volentieri.
Il risultato? Le città sono sempre più ammorbate di manifesti, volantini, e altro materiale stampato tutto uguale. È nauseante anche guardarli. Il grafico che si rispetti di conseguenza deve faticare cento volte tanto per convincere il cliente della sua professionalità . E non parliamo poi dei compensi. Basta farsi un giro sul web per accorgersi che almeno l’ottanta per cento dei progetti grafici sono tutti uguali, copiati. Rivoltante!
Allora si faccia quello che si dovrebbe fare al Festival di Sanremo dove non esiste musica ma solo una pseudo-passerella di moda.
Che le aziende comincino a fare un po’ di selezioni tra le sedicenti agenzie pubblicitarie e designer e che i veri designer comincino ad esigere il giusto compenso per quello che si è fatto anche a costo di progettare in tutto l’anno un solo biglietto da visita. In una parola: dignità .
Francesco
Molfetta (Ba)